“Sono così stanca che non mi sembra più di avere una vita, il mio intestino è sotto sopra, continuo ad avere coliche qualsiasi cosa mangi e mi sento profondamente sola, potrebbe essere tutto legato all’endometriosi?”
Ho cominciato a parlare di endometriosi a 35 anni, quando finalmente (e con tanti anni di ritardo) ho ricevuto la mia diagnosi. Perché è servito così tanto tempo? Perché è una malattia insidiosa che potrebbe non essere riconosciuta in sede di ecografia transvaginale e perché spesso i sintomi e soprattutto il dolore provato dalle donne viene minimizzato.
Ma andiamo per ordine…L’endometriosi è una condizione per cui il tessuto che forma lo strato interno dell’utero (endometrio) si sviluppa e prolifera in altre aree delle pelvi e talvolta persino all’esterno a livello polmonare e cerebrale. La localizzazione più comune è negli organi pelvici o nella membrana che circonda la cavità pelvica, talvolta nell’intestino.
L’endometriosi è classicamente associata a dolore pelvico, cicli mestruali anormali, infertilità, dolore durante i rapporti, dolore rettale e dolore associato a movimenti intestinali. L’intima connessione tra pensieri, emozioni e difese immunitarie, rappresenta la chiave interpretativa del messaggio trasmesso dall’endometriosi alla donna. Gli studi condotti sul sistema immunitario di pazienti con endometriosi sintomatica dimostrano che spesso in queste donne sono presenti anticorpi che attaccano i tessuti sani. Il significato profondo di tale fenomeno è il rifiuto di sé. La presenza di questi anticorpi che attaccano i tessuti del proprio corpo è caratteristica di altre malattie auto immuni e spinge a comprendere la malattia non solo come un problema strutturale.
A molte donne viene presentata come terapia possibile solo quella tramite pillola anticoncezionale: questa infatti sopprimendo il ciclo mestruale evita che ci sia la proliferazione dell’endometrio ogni mese. Ma una volta che la terapia viene interrotta, i sintomi tornano ad essere esattamente come prima. Per comprendere e approcciare questa malattia da un punto di vista sistemico, la donna dovrebbe chiedersi:
– Quali sono i miei bisogni emotivi?
– Quali cambiamenti nella mia vita li soddisferebbero pienamente?
– È in atto un conflitto nella mia vita?
– Riposo a sufficienza?
Le donne con endometriosi sintomatica ottengono risultati migliori seguendo un trattamento globale che offra pieno sostegno al sistema immunitario e impegnandosi a capire che cosa va modificato nella loro vita. Nel percorso di scoperta di questa malattia molte donne conquistano una più profonda conoscenza dei loro bisogni. Approcciare questa malattia da un punto di vista sistemico significa:
– Adottare una dieta antiinfiammatoria (evitando gli ollii vegetali, i cibi industrializzati e regolando il carico glicemico dei pasti)
– Supportare le vie di eliminazione (fegato e intestino).
L’endometriosi non è un disturbo ormonale ma gli ormoni svolgono un ruolo cruciale: stimolano la crescita delle lesioni endometriali.
Il modo migliore per disintossicarsi dagli estrogeni in eccesso è facendo la cacca tutti i giorni.
– Scegliere una terapia fisica (movimento, autotrattamento) che possa alleviare le aderenze, il dolore e la disfunzione pelvica.
Nella pratica di movimento è utile connettersi al proprio grembo come centro creativo e come luogo in cui entrare in relazione con il proprio sé.
– Praticare l’idroterapia attraverso i fumenti vaginali
– Fare impacchi di olio di ricino sull’addome